Tutto ciò che c’è da sapere sui mirtilli

Il mirtillo è un piccolo arbusto appartenente alla famiglia delle Ericaceae e il suo nome botanico completo è Vaccinium myrtillus L..
I fusti sono eretti e ramificati e le piccole foglie presentano un picciolo corto mentre i fiori, che sbocciano in primavera, sono penduli e bianchi. Il frutto è una bacca il cui colore può andare dal blu al rosso acceso, a seconda della varietà spontanea o coltivata, e dal sapore leggermente acidulo.
In prevalenza cresce in zone temperate dell’emisfero boreale ad altitudini comprese tra 500 e 2500 metri, in Europa, negli Stati Uniti e in Canada, che risultano essere tra i maggiori produttori.
In Italia si trova con facilità su tutto l’ Appennino settentrionale e sulle Alpi al di sopra dei 1000 metri d’altitudine. È una pianta che resiste bene al gelo dell’inverno anche se può soffrire per le gelate e le grandinate, mentre nei mesi estivi le radici possono patire l’eccessiva siccità.
Nel nostro Paese la coltivazione del mirtillo nero è prevalentemente praticata a livello famigliare soprattutto in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e in alcuni paesi sull’Appennino. Solitamente viene raccolto a mano e questo ne rallenta il commercio e genera un costo piuttosto alto. I mirtilli con un costo più contenuto provengono principalmente da coltivazioni nordeuropee e nordamericane, dove la raccolta è più meccanizzata.
La pianta necessita di terreno ben drenato con PH acido e deve essere tenuta lontano da piante infestanti. Non richiede particolari trattamenti, perché in genere non viene attaccata da parassiti o malattie, ma i frutti, che compaiono da marzo a ottobre, vanno protetti dagli uccelli che ne vanno ghiotti.

Oltre a essere molto utilizzato in cucina al naturale o in conserve e marmellate, le bacche e le foglie del mirtillo possiedono proprietà officinali già conosciute in epoche remote e ancora oggi sono molto usate in fitoterapia per curare diversi disturbi. Le foglie possono essere usate fresche ed essiccate, mentre le bacche vanno raccolte al momento della piena maturazione, da giugno a settembre in base alla zona.

Benefici e proprietà del mirtillo

Le proprietà del mirtillo vanno distinte in base alla parte della pianta utilizzata a scopo officinale.
Le bacche contengono il 90% di acqua, una piccola quantità di acidi organici, antociani, flavonoidi, zuccheri, pectina, tannino, provitamina A e vitamine B e C.
Le foglie invece contengono manganese, cromo, tannino e flavonoidi.
I frutti hanno effetti astringenti e vaso protettori, mentre le foglie hanno proprietà ipoglicemizzanti, antisettiche e astringenti.

La presenza degli antociani nelle bacche ha un effetto vaso protettore, perché migliora la microcircolazione rinforzando i capillari sanguigni e limitando i danni provocati dall’alimentazione ricca di grassi.

Gli antociani, all’interno dell’organismo, bloccano la produzione di agenti infiammatori, favorendo la produzione di collagene nel tessuto connettivo, il quale potenzia la resistenza dei capillari.

Per l’elevata capacità di favorire i processi microcircolatori grazie a una maggiore resistenza ed elasticità dei capillari, gli antociani sono utili per combattere i ristagni circolatori del tessuto connettivo, tipici della cellulite.

Inoltre, per la loro attività antiossidante, gli antociani proteggono dall’azione dei radicali liberi, difendendo le mucose da agenti ulcerativi e favoriscono la rigenerazione dei pigmenti della retina migliorando la visione notturna.

Per le loro proprietà sono utili in tutti i disturbi circolatori, come fragilità capillare cutanea, emorroidi, couperose, angiopatie diabetiche.

Per quanto riguarda le patologie legate al diabete, le foglie avrebbero un interessante effetto ipoglicemizzante, favorito dalla presenza del cromo.

Le bacche essiccate, grazie al tannino, avrebbero un effetto astringente e sarebbero utili per combattere la diarrea dei bambini e degli anziani. I tannini hanno anche un effetto antivirale, infatti per la loro struttura sono simili alle proteine delle cellule.
I recettori dei virus, per riprodursi, hanno bisogno di legarsi alle proteine delle cellule e scambiando i tannini per proteine cellulari, i virus si legano a queste sostanze e ne bloccano la capacità di riproduzione.
Da poco si è scoperto che le sostanze presenti nei mirtilli neri inibiscono la presenza di colibacilli nell’intestino e sulle pareti della vescica, per questo sono utili per curare la cistite e le foglie avrebbero anche proprietà antisettiche dovute alla presenza di arbustina e idrochinone.

I mirtilli nel nostro shop

Nel nostro shop è possibile acquistare la composta bio di mirtilli selvatici di bosco, proveniente dalla filiera del mercato equo e solidale, con soli zuccheri della frutta, dal sapore dolce e asprigno e dal profumo intenso e autentico.
Sono anche presenti nella barretta con quinoa soffiata, miele e mirtilli con una golosa base di cioccolato al latte per una pausa di puro piacere.
E Infine, nel nostro infuso ai frutti di bosco dal gusto pieno, avvolgente e aromatico. La bevanda che si ottiene da questo infuso ha un sapore dolce e può essere servita anche senza l’aggiunta di zucchero o miele.

Tutto quello che c’è da sapere sullo zenzero

Lo zenzero, altrimenti conosciuto come ginger in inglese, è una pianta erbacea perenne di origine orientale. Le sue origini si perdono in secoli lontani, si hanno testimonianze del suo utilizzo già nel IV secolo avanti Cristo.
Dall’aspetto particolare, si presenta come una lunga canna bitorzoluta, che facilmente raggiunge il metro e mezzo di altezza, con una radice chiamata rizoma. Con cadenza annuale, direttamente dalla radice, lo zenzero dà vita ad uno stelo molto simile alla canna da zucchero. Da questo fiore prendono vita infiorescenze sui colori del giallo, verde pallido e bianco a forma di spiga. Al termine della fioritura, quando la pianta affronta un progressivo ingiallimento, viene colta la radice.

Benefici e proprietà dello zenzero

Lo zenzero di contraddistingue per un importante effetto antiemetico e antispasmodico che riduce fortemente il senso di nausea e vomito. Questo è effetto è stato testato su persone che soffrono di cinetosi: sottoposti a intense prove su sedie girevoli prima e dopo l’assunzione di zenzero hanno riferito di aver avuto notevoli benefici nella diminuzione del senso di nausea.
Questo è dovuto alla presenza del gingerolo che agisce in modo proficuo nella produzione di vasopressina e, di conseguenza, nel regolare i livelli di acqua, glucosio e sale nel sangue.
L’effetto antiemetico dello zenzero è un ottimo alleato non solo in movimento ma anche per le donne in gravidanza che soffrono di nausee mattutine, nei casi di nausea post-operatoria o di cattiva digestione.

Anche in caso di emicrania o cefalea lo zenzero si presenta come un indiscutibile alleato. Indubbiamente presenta proprietà antiinfiammatorie ed antidolorifiche che supportano nella diminuzione del dolore, e non solo per i casi di mal di testa.
Va ricordato come molto spesso le emicranie e le cefalee siano la conseguenza di cattiva digestione o ingerimento di determinati cibi che, favorendo la produzione di istamina, generano questi fastidiosi dolori.
Dopo i pasti sorseggiare una tazza di zenzero bollito o masticare del rizoma fresco, è un ottimo metodo per favore la digestione. I succhi gastrici vengono così stimolati nella loro produzione grazie agli effetti eupeptici e stomachici della pianta, riducendo notevolmente i sintomi da reflusso gastroesofageo.

Lo zenzero presenta inoltre caratteristiche riscaldanti e la sua azione di tipo diaforetico favorisce i fenomeni di sudorazione rendendolo un ottimo antipiretico. Durante i mesi freddi, si può trovare conforto in una tazza calda di decotto di zenzero con miele e limone, sia per scaldarsi al termine di una lunga giornata sia per prevenire i malanni di stagione.

L’assunzione di zenzero stimola la salivazione e le secrezioni di tipo biliare, proteggendo dall’ulcera gastrica e dando un contributo notevole alla digestione dei corpi grassi. Inoltre, a livello intestinale, aiuta nel riequilibrare la flora batterica.

Lo zenzero è ormai comunemente utilizzato anche nelle nostre cucine e si presenta come un elemento molto versatile per diverse preparazioni.
Può essere impiegato sia fresco sia essiccato in polvere ma anche in pezzi canditi. Il suo odore particolare ed il suo sapore pungente e forte, rendono lo zenzero un ottimo ingrediente per aromatizzare piatti dolci e salati e per dare un tocco in più al curry.

Lo zenzero nel nostro shop

Nel nostro shop è possibile acquistare lo zenzero dello Sri Lanka proveniente dalla filiera del mercato equo e solidale.
Potete trovare confezioni di zenzero macinato o intero. Entrambe le soluzioni si presentano in confezioni artigianali in carta fatta a mano prodotta da fibre naturali.
Totalmente vegano e senza glutine, lo zenzero di Altromercato è l’ideale per godere appieno delle doti corroboranti e digestive di questa pianta, con un occhio alla sostenibilità.

Il retrogusto amaro dello zucchero e del cacao

Le festività pasquali sono appena trascorse ed hanno portato con sé il tradizionale consumo di cioccolato che ingolosisce tutti noi. Tuttavia, questo massiccio consumo ha degli importanti impatti sull’ambiente che potrebbero essere allievati tramite il consumo di cacao e zucchero provenienti da agricoltura biologica e commercio equosolidale.
Anche se purtroppo non se ne parla in abbondanza, queste coltivazioni portano spesso a conseguenze catastrofiche in termini di distruzione, degrado e frammentazione degli ecosistemi.

Dati e numeri parlano chiaro, purtroppo.

Negli anni ettari di lussureggiante foresta tropicale sono stati distrutti per lasciare spazio alle coltivazioni di canna da zucchero. Recenti studi hanno dimostrato che solo in Brasile, uno dei principali paesi produttori di canna da zucchero, le piantagioni hanno contribuito in pochi anni al 12% della deforestazione con, all’incirca, 16.000 Km2 di foresta distrutta.

Per quanto riguarda il cacao l’impatto si è avuto nei paesi dell’Africa occidentale, dove si è assistito ad una produzione triplicata del prodotto. Attualmente il 70% del mercato globale è coperto dalle produzioni africane tanto da stimare un’intera deforestazione di questa ampia zona entro il 2024 con conseguenze drammatiche sul clima.

Le filiere del cacao e dello zucchero sono dunque molto più amare di quanto possano superficialmente apparire.
L’agricoltura ad oggi rappresenta la primaria causa di deforestazione nel mondo, principalmente nelle aree tropicali e subtropicali. Le cifre, probabilmente sottostimate, parlano di un 73% della deforestazione globale dovuto all’espansione dei terreni dedicati all’agricoltura.
Queste distruzioni, a cui si collegano quelle di habitat naturali unici, sono alla base dell’incremento dei gas serra immessi continuamente nell’atmosfera e della perdita di biodiversità sul pianeta.
I principali paesi tropicali e subtropicali sono ad oggi terre dedicate quasi esclusivamente alla produzione di alimenti per l’Occidente del mondo.

In che modo le nostre azioni possono invertire la rotta?

La consapevolezza delle proprie scelte di consumo è sempre più fondamentale perché si possa invertire la rotta del destino del nostro pianeta.
Come consumatori dobbiamo prendere coscienza dell’impatto delle nostre decisioni perché la nostra salute è strettamente connessa a quella dell’ambiente e del pianeta tutto.

Una delle commodity che ricopre una quota cospicua del commercio è quella dello zucchero, il cui consumo sta lentamente diminuendo nei paesi occidentali sempre più attenti alla salute ed al benessere. Tuttavia, se ne registra un consumo sempre maggiore in quelle economie oggigiorno considerate emergenti.
L’Unione Europea rimane tutt’ora il principale mercato di acquisizione dello zucchero grezzo che viene successivamente raffinato ed utilizzato nella produzione dolciaria per gli scaffali dei nostri supermercati. Per questo motivo si attesta come terzo produttore mondiale di zucchero, alle spalle di Brasile ed India.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fortemente raccomandato di ridurre il consumo di zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera. Per un adulto di media corporatura questo dato corrisponde all’incirca ad una quantità di 5 cucchiaini (25 grammi). Per i bambini la raccomandazione è ancora minore, vale a dire circa 20 grammi.
Gli studi dimostrano come in Italia, invece, il consumo medio pro capite sia di 15-18 cucchiaini al giorno, per un totale annuo di 27 kg a testa di zucchero.
Per fare ulteriormente chiarezza, basti pensare che una singola bustina di zucchero utilizzata per dolcificare il caffè si attesta attorno ai 5 grammi, un succo di frutta ne contiene 10 ed una bibita gasata può arrivare a contarne anche a 40.

Dall’inizio della pandemia di Covid-19, i consumi di cioccolato in Italia hanno registrato un’impennata del 22% ad ulteriore dimostrazione del potere consolatorio che può ricoprire.
Anche a livello mondiale la domanda è notevolmente cresciuta, a consolidamento di una tendenza espansiva in atto già da diversi anni.
Il nostro paese detiene il secondo gradino del podio in Europa per produzione di cioccolato ed il settimo posto per l’importazione di fave di cacao.
Si stima che gli italiani mangino in media 4 kg ogni anno (11 grammi medi giornalieri) di cioccolato senza considerare in modo serio le conseguenze dell’alimentazione altamente calorica e dell’impatto ambientale delle scelte d’acquisto.

Acquistare dello zucchero o del cioccolato con basso impatto sulla natura e sull’ecosistema è non solo possibile ma anche necessario se si hanno a cuore le sorti del nostro pianeta.
Scegliere di consumare prodotti provenienti dalla filiera equo solidale e da agricoltura biologica costituisce un notevole aiuto al futuro del pianeta perché possa sostentarci ancora a lungo.
Il cacao e lo zucchero equo solidale, inoltre, non fanno solo bene all’ambiente ma sono anche garanzia del rispetto delle condizioni lavorative degli agricoltori coinvolti nelle loro produzioni.

Dati e numeri parlano chiaro, purtroppo.

Negli anni ettari di lussureggiante foresta tropicale sono stati distrutti per lasciare spazio alle coltivazioni di canna da zucchero. Recenti studi hanno dimostrato che solo in Brasile, uno dei principali paesi produttori di canna da zucchero, le piantagioni hanno contribuito in pochi anni al 12% della deforestazione con, all’incirca, 16.000 Km2 di foresta distrutta.

Per quanto riguarda il cacao l’impatto si è avuto nei paesi dell’Africa occidentale, dove si è assistito ad una produzione triplicata del prodotto. Attualmente il 70% del mercato globale è coperto dalle produzioni africane tanto da stimare un’intera deforestazione di questa ampia zona entro il 2024 con conseguenze drammatiche sul clima.

Le filiere del cacao e dello zucchero sono dunque molto più amare di quanto possano superficialmente apparire.
L’agricoltura ad oggi rappresenta la primaria causa di deforestazione nel mondo, principalmente nelle aree tropicali e subtropicali. Le cifre, probabilmente sottostimate, parlano di un 73% della deforestazione globale dovuto all’espansione dei terreni dedicati all’agricoltura.
Queste distruzioni, a cui si collegano quelle di habitat naturali unici, sono alla base dell’incremento dei gas serra immessi continuamente nell’atmosfera e della perdita di biodiversità sul pianeta.
I principali paesi tropicali e subtropicali sono ad oggi terre dedicate quasi esclusivamente alla produzione di alimenti per l’Occidente del mondo.

In che modo le nostre azioni possono invertire la rotta?

La consapevolezza delle proprie scelte di consumo è sempre più fondamentale perché si possa invertire la rotta del destino del nostro pianeta.
Come consumatori dobbiamo prendere coscienza dell’impatto delle nostre decisioni perché la nostra salute è strettamente connessa a quella dell’ambiente e del pianeta tutto.

Una delle commodity che ricopre una quota cospicua del commercio è quella dello zucchero, il cui consumo sta lentamente diminuendo nei paesi occidentali sempre più attenti alla salute ed al benessere. Tuttavia, se ne registra un consumo sempre maggiore in quelle economie oggigiorno considerate emergenti.
L’Unione Europea rimane tutt’ora il principale mercato di acquisizione dello zucchero grezzo che viene successivamente raffinato ed utilizzato nella produzione dolciaria per gli scaffali dei nostri supermercati. Per questo motivo si attesta come terzo produttore mondiale di zucchero, alle spalle di Brasile ed India.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fortemente raccomandato di ridurre il consumo di zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera. Per un adulto di media corporatura questo dato corrisponde all’incirca ad una quantità di 5 cucchiaini (25 grammi). Per i bambini la raccomandazione è ancora minore, vale a dire circa 20 grammi.
Gli studi dimostrano come in Italia, invece, il consumo medio pro capite sia di 15-18 cucchiaini al giorno, per un totale annuo di 27 kg a testa di zucchero.
Per fare ulteriormente chiarezza, basti pensare che una singola bustina di zucchero utilizzata per dolcificare il caffè si attesta attorno ai 5 grammi, un succo di frutta ne contiene 10 ed una bibita gasata può arrivare a contarne anche a 40.

Dall’inizio della pandemia di Covid-19, i consumi di cioccolato in Italia hanno registrato un’impennata del 22% ad ulteriore dimostrazione del potere consolatorio che può ricoprire.
Anche a livello mondiale la domanda è notevolmente cresciuta, a consolidamento di una tendenza espansiva in atto già da diversi anni.
Il nostro paese detiene il secondo gradino del podio in Europa per produzione di cioccolato ed il settimo posto per l’importazione di fave di cacao.
Si stima che gli italiani mangino in media 4 kg ogni anno (11 grammi medi giornalieri) di cioccolato senza considerare in modo serio le conseguenze dell’alimentazione altamente calorica e dell’impatto ambientale delle scelte d’acquisto.

Acquistare dello zucchero o del cioccolato con basso impatto sulla natura e sull’ecosistema è non solo possibile ma anche necessario se si hanno a cuore le sorti del nostro pianeta.
Scegliere di consumare prodotti provenienti dalla filiera equo solidale e da agricoltura biologica costituisce un notevole aiuto al futuro del pianeta perché possa sostentarci ancora a lungo.
Il cacao e lo zucchero equo solidale, inoltre, non fanno solo bene all’ambiente ma sono anche garanzia del rispetto delle condizioni lavorative degli agricoltori coinvolti nelle loro produzioni.

I nostri consigli per vivere una Pasqua sostenibile

Quello delle festività pasquali è un periodo dell’anno in cui si corre fortemente il rischio di lasciarsi andare a sprechi facilmente evitabili. Per questo motivo vogliamo condividere dei piccoli accorgimenti che possono aiutarci a vivere la Pasqua in maniera più sostenibile e green.

Scegliere uova di cioccolato della filiera equosolidale

La tradizione delle uova di cioccolato è saldamente legata al periodo pasquale ma la filiera del cacao non è dolce e buona come si può immaginare.
Troppo spesso dietro al cioccolato che gustiamo si celano ingiustizie, sfruttamento del lavoro minorile, disparità di genere e speculazioni a danni dei piccoli produttori locali.
Una piccola attenzione può e deve essere rivolta al cioccolato utilizzato per realizzare le uova che porteremo in tavola. La filiera equosolidale porta sul mercato uova realizzate con cacao da agricoltura ecosostenibile e biologica, libero da ogni tipo di sfruttamento, in grado di conciliare la dolcezza del cioccolato ai diritti di chi ne coltiva le materie prime ed al rispetto dei territori.
Non va sottovalutata inoltre l’importanza dell’involucro che ricopre le uova, molto spesso di materiali non riciclabili: prediligiamo scelte eco-friendly acquistando uova avvolte in teli di carta, seta o cotone equosolidale.
Ed una volta terminati i festeggiamenti, non diamo mai per scontato il termine del ciclo vitale di un materiale: utilizziamo la nostra creatività per dare nuova vita ad oggetti e decorazioni.

Fare scelte consapevoli nel carrello

Scegliere di acquistare prodotti di stagione ed a km 0 supporta l’economia locale ed allevia il gravoso impatto che i nostri consumi hanno sull’ambiente.
Dobbiamo ricordarci che la natura non fa crescere i propri frutti in maniera casuale ma lo fa per rispondere alle carenze che il nostro organismo si ritrova ad affrontare durante l’anno.
Ricordiamoci, ad esempio, che ad aprile possiamo consumare gli asparagi ricchi in antiossidanti e vitamine.
È importante aumentare il grado di sostenibilità e consapevolezza nel fare la spesa, evitando l’acquisto di prodotti che siano confezioni in imballaggi inutili. Evitiamo inoltre gli acquisti eccessivi, andando a fare compere dotati di liste della spesa che indichino solo il necessario e prestando attenzione alle date di scadenza in modo da non comperare prodotti che deperiranno prima del loro effettivo utilizzo.
Impariamo inoltre a leggere le etichette dei cibi e riconoscere la differenza tra Data Limite di Consumo (DLC) e Termine Minimo di Consumo (TMC), quest’ultimo meglio noto come “da consumarsi preferibilmente entro”. La data TMC indica il periodo oltre il quale gli alimenti potrebbero perdere alcune loro proprietà, da valutare singolarmente, e non una vera e propria scadenza.

Evitare gli sprechi alimentari

Nel caso si fosse acquistato un alimento prossimo alla scadenza lo si può conservare nel congelatore. Taluni cibi possono tranquillamente essere cucinati e surgelati per poi essere utilizzati all’occorrenza.
E se dovessero avanzare delle pietanze sulle nostre tavole, via libera alla fantasia per riutilizzare in modo creativo gli avanzi. Le verdure ben si prestano alla preparazione di gustose torte salate o ratatouille ed il pane può essere abbrustolito e servito come bruschette.
Anche la modalità con la quale conserviamo i cibi nel frigorifero ci aiuta nella nostra lotta allo spreco. Gli scomparti del frigorifero devono essere utilizzati correttamente, tenendo separati i cibi cotti da quelli ancora crudi. La zona della porta è quella che subisce il più forte shock termico e dove è preferibile conservare cioccolato, salse, succhi e bottiglie. Nei cassetti va invece tenuta la frutta e la verdura grazie all’ambiente più umido che vi si trova.

Anche la mise en place ha la sua importanza

Anche l’apparecchiatura della tavola può essere sostenibile e green.
Quando apparecchiamo per i nostri pranzi pasquali, e non solo, propendiamo sempre per piatti, bicchieri e posate lavabili nonché per tovagliati in stoffa. Chi non avesse piacere di lavare le stoviglie dopo i pasti e prediligesse soluzioni più rapide può optare per le stoviglie in materiale 100% biodegradabile e compostabile che si trovano in commercio.

Regaliamo sorrisi e spegniamo i dispositivi elettronici

Questo lungo anno di pandemia ci ha fatto capire ancora di più l’importanza degli affetti.
Durante il periodo pasquale più che mai prendiamoci del tempo per stare insieme ai nostri cari, spegnendo televisioni e cellulari e staccando la spina per un po’ da emissioni e dispositivi elettronici.
Condividiamo regali green, come semi da piantare e veder fiorire insieme o donazioni ad enti no profit che lottano per l’equità ed i diritti delle persone.

Le spezie Altromercato: sapori e profumi per il cambiamento

Negli ultimi anni abbiamo preso l’abitudine di portare sulle nostre tavole mediterranee anche sapori e profumi che vengono da lontano.
Le spezie orientali e mediorientali ormai fanno parte del nostro quotidiano e ben si abbinano ad innumerevoli piatti.
Il mercato delle spezie è sicuramente meno noto rispetto a quello del caffè o del cacao nonostante sia anche esso frutto di dinamiche coloniali. Anche i prezzi delle spezie sono soggetti ad oscillazioni figlie delle speculazioni o di politiche protezionistiche e dazi.

Si stima che il mercato delle spezie valga all’incirca 6 miliardi di dollari mentre quello del caffè ha ormai raggiunto gli 83 miliardi. Sicuramente le due grandezze non sono equiparabili ma anche nel mercato delle spezie si ritrovano grandi gruppi multinazionali che condizionano i prezzi e sfruttano i terreni in modo intensivo.
Non vanno inoltre sottovalutati gli standard richiesti da parte della domanda nei paesi del nord del mondo. I controlli restrittivi ai quali devono sottostare i prodotti sono difficilmente sostenibili per i piccoli produttori, favorendo così grandi gruppi industriali che si spartiscono il mercato.

In aggiunta, i cambiamenti climatici penalizzano fortemente i piccoli produttori e le imprese familiari che non dispongono di mezzi sufficienti per fare fronte a uragani, siccità ed aumento delle temperature. Tutte queste variabili causano l’incremento dei costi dei semi, dei controlli e delle fasi di sterilizzazione che indeboliscono ulteriormente la loro presenza sul mercato e la loro forza contrattuale.

Le spezie equosolidali portano giustizia non solo nei piatti

Le spezie del mercato equosolidale sono raccolte e confezionate a mano direttamente nei paesi di origine facendo tesoro delle esperienze di chi coltiva quei territori da secoli.
La coltivazione avviene in piccoli contesti nelle zone che naturalmente sono vocate alla produzione: Sri Lanka, Bengala, India, Palestina e Marocco.
Le famiglie possiedono piccoli lotti di terreno e coltivano le spezie accanto a ciò che serve loro per il sostentamento.
Il territorio viene rispettato e proprio per questo non si trovano coltivazioni intensive. Si ha riguardo dei ritmi naturali e dei metodi di produzione che fertilizzano i terreni in modo tale da conferire naturalmente le giuste aromaticità alle spezie.

Il valore aggiunto di queste spezie è dato dai piccoli produttori che sono al centro dell’intero processo, a partire dalla coltivazione fino al confezionamento. Il prezzo viene stabilito in comunione con i produttori con un coinvolgimento che permette loro di ottenere valori doppi rispetto a quelli del mercato locale.

È così facendo che le spezie equosolidali di Altromercato danno voce alle necessità delle comunità ed alle stesse persone che le compongono.
Basti pensare al caso delle donne dello Sri Lanka impiegate nella lavorazione delle spezie a Negombo. Spesso si tratta di donne discriminate perché senza casta a cui viene così data la preziosa opportunità di accedere ad un reddito e potersi riscattare accedendo ad una vita più dignitosa e socialmente qualificata.

In tutto questo anche le confezioni hanno il loro ruolo fondamentale in quanto rispettano le persone ed il pianeta. Tutte le confezioni sono gestite all’origine da cooperative dei produttori in economia circolare, utilizzando carta prodotta a mano derivante dalla lavorazione delle foglie di banano e delle fibre di zenzero.

Le spezie Altromercato nel nostro shop

All’interno della sezione Pranzo e cena del nostro shop troverete un’ampia selezione di spezie Altromercato per arricchire i vostri pasti con un occhio alla giustizia ed alla sostenibilità.
Tra le varie proposte potete trovare il pepe nero in polvere proveniente dai Giardini di spezie dello Sri Lanka che, grazie al suo profumo intenso, se mescolato a quello bianco crea un equilibrio aromatico perfetto.
Sempre dallo Sri Lanka arrivano tante altre spezie come le confezioni di chiodi di garofano interi, ottimi per abbinamenti a pane speziato, vin brulé, dolci, salse e carni in umido.
Si trova inoltre lo zenzero macinato, il cardamomo in semi, il curry e la cannella in bastoncini.

Le caratteristiche del caffè equo solidale ed i motivi per consumarlo

Abbiamo più volte scritto di come il caffè sia un prodotto tra i più commercializzati al mondo nonostante i lavoratori della sua filiera vivano spesso in condizioni di estrema povertà.
In quanto consumatori possiamo supportare questi 25 milioni di piccoli proprietari terrieri acquistando il cosiddetto caffè equo e solidale.
L’acquisto di un caffè equosolidale non solo si traduce nel consumo di un prodotto ottimo al palato ma anche nel contributo ad una giusta retribuzione dei produttori locali.

Che cos’è il caffè equosolidale?

Il caffè costituisce il sostentamento di circa 125 milioni di persone nel mondo e, dopo il petrolio, è il prodotto tropicale più commercializzato. Tuttavia ancora troppo spesso si contano persone che non riescono a garantirsi, tramite la produzione di caffè, un sostentamento degno e dignitoso.
Il caffè viene definito una commodity a tutti gli effetti, vale a dire una materia prima il cui prezzo è regolato interamente dal mercato. La sua produzione è totalmente ubicata nei paesi del Sud del mondo eppure le attività di compravendita si concentrano nel Nord del mondo. New York è il cuore di questi commerci per la qualità arabica e Londra lo è per la robusta, dove agiscono grandi attori della finanza e grandi importatori escludendo di fatto i piccoli produttori.
Non a caso il caffè è considerato l’oro verde simbolo per eccellenza del colonialismo un tempo ed oggi del neo-colonialismo.

Il caffè equosolidale è una valida alternativa all’approccio tradizionale al mercato ed al commercio, promotore di uno sviluppo sostenibile alla base della giustizia sociale, del rispetto ambientale e della dignità delle persone.
Ovviamente il commercio non è abbastanza per perseguire questi obiettivi se non si raggiunge la giusta consapevolezza nei consumatori.

Il caffè può considerarsi un prodotto di lusso se si pensa che per un solo espresso è necessario raccogliere a mano fino a 70 chicchi. La produzione annuale di caffè è figlia di variabili metereologiche o di salute delle piantagioni tali da renderne il mercato instabile e soggetta ad importanti fluttuazioni di prezzo.
Considerata la difficoltà nel prevedere come potrà essere annualmente la stagione agricola, coloro che dipendono dal caffè per il proprio sostentamento subiscono gravi conseguenze e troppo spesso non possono fare affidamento su entrate certe per la propria famiglia.

Va inoltre tenuto conto di quanto sia complessa la filiera del caffè, con passaggi dei chicchi nelle mani di coltivatori, commercianti, esportatori, torrefattori e rivenditori tanto che gli stessi coltivatori non possono neppure immagine dove verrà commercializzato il proprio prodotto ed a quale prezzo finale.

La commercializzazione del caffè equo e solidale nasce proprio per rispondere alle lotte dei coltivatori messicani dopo che, alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, si era registrata una drastica discesa dei prezzi del caffè nel mondo.
L’idea di fondo è stata quella di garantire un prezzo minimo del caffè ai produttori certificati, perché possano essere coperti i costi di produzione anche nei casi in cui i prezzi di mercato dovessero scendere sotto determinate soglie di attenzione.

I motivi che portano alla scelta del caffè equosolidale

Scegliere di consumare caffè equosolidale significa innanzitutto sostenere un tipo di coltivazione attento alla salute del pianeta.
In molte aree del mondo il caffè è frutto di coltivazioni altamente inquinanti e dal preoccupante impatto ambientale. I produttori della filiera equosolidale si impegnano a non gravare eccessivamente sull’ambiente, praticando un’agricoltura di tipo sostenibile che contribuisca alla lotta alla povertà ed all’inquinamento del territorio.

Il caffè proveniente dalla filiera equosolidale si fregia della garanzia di un controllo accurato perché ci si accerti della sostenibilità delle pratiche agricole messe a punto e dell’assenza di sfruttamento di lavoro forzato o minorile.

Il commercio equosolidale si pone l’obiettivo di azzerare lo sfruttamento delle popolazioni dei territori dedicati alla coltivazione, sostenendo una produzione di eccellenza che garantisca un giusto margine retributivo.
Negli anni sono sempre di più le esperienze commerciali e solidali sorte per premiare i coltivatori e lottare contro un tipo di colonizzazione indiretta.
Alla base del caffè equosolidale si pone il rispetto della manodopera, del territorio e dell’ambiente.

La cannella: tutto quello che c’è da sapere sulla spezia che lotta contro le ingiustizie

La cannella è la spezia per eccellenza, quella che al solo nome fa rivivere profumi avvolgenti e pungenti molto apprezzati dal palato.
Eppure, la cannella non è solo una spezia amata ma anche un simbolo a 360° che, con la sua storia amara, va ben oltre la sua dolce anima.

Alle origini dell’utilizzo della cannella

Le testimonianze giunte fino a noi ci raccontano dell’utilizzo della cannella come rimedio curativo sin dall’antichità.
Già nel terzo millennio avanti Cristo, l’imperatore cinese Chen-Long stila il Pen Ts’ao formulò e sperimentò oltre quindicimila combinazioni per ottenere nuove spezie, tra le quali anche la cannella.
Anche la civiltà egizia si fregiava di preparazioni terapeutiche a base di cannella e la tradizione millenaria indiana della medicina ayurvedica presenta molte preparazioni a base di questa spezia.

Studiando tempi più vicini a noi, nel corso del Rinascimento le grandi potenze occidentali posarono il loro interesse commerciale verso i paesi dell’Oriente dando vita ad un periodo di dominazione di cui ancora oggi purtroppo si trovano tracce nei paesi produttori di spezie.
Lo Sri Lanka è il paese produttore per eccellenza di cannella, sottomesso prima dai portoghesi e poi dagli olandesi. Nei secoli scorsi, Portogallo ed Olanda hanno assoggettato lo Sri Lanka sfruttandone terre ed abitanti e imponendo monocolture intensive di cannella al posto della coltura del riso.
Queste imposizioni portarono gli abituanti del luogo a ribellarsi per poi essere ulteriormente sottomessi dal dominio inglese, i quali portarono a conflitto le popolazioni locali con quella tamil utilizzata per sfruttare le piantagioni.

Utilizzi e proprietà della cannella

La cannella può essere definita come la corteccia delle piante Cynnamomum cassia e Cinnamomum verum.
La pianta Cynnamomum cassia ha le sue origini in Cina e si contraddistingue per una consistenza grossolona e tendente al sughero, di minor pregio e dall’aroma meno delicato.
La Cinnamomum verum è invece considerata la regina della cannella ed è prodotta nello Sri Lanka ed in India. Questo tipo di pianta può arrivare a raggiungere i dieci metri di altezza dando vita piccoli fiori e foglie dalla consistenza dura.

Dal processo di essiccazione della corteccia dei fusti o dei rami più giovani si ottiene la spezia dal colore caratteristico rosso pallido. Si ricavano così delle cannucce infilate una dentro l’altra come se fossero fogli arrotolati su loro stessi.
Il tipico aroma pungente che tutti conosciamo è dovuto alla presenza di un olio essenziale il cui odore penetrante è assolutamente inconfondibile.

La cannella, senza ombra di dubbio, può considerarsi una spezia avvolgente, calda, fragrante e dolce. Viene comunemente usata in molteplici cucine del mondo, con grande prevalenza nella pasticceria dei paesi mediorientali. Non è raro vedere la cannella associata a miele e frutta secca, alla cioccolata in Messico ed al curry in India.

La cannella si contraddistingue per proprietà antisettiche, battericide e disinfettanti. Si dimostra molto utile nel combattere le affezioni del cavo orale e delle vie respiratorie superiori. La cannella è quindi un ottimo alleato in caso di alitosi o raffreddore.
In caso di candida albicans o di escherichia coli, la cannella si dimostra efficace nel supportare il nostro organismo verso la guarigione.
Le sue proprietà disinfettanti, inoltre, la rendono molto utile in caso di abrasioni o ferite sulle quali è consigliabile applicare della polvere di cannella.
Recenti studi hanno inoltre dimostrato un ruolo importante della cannella nel controllo del livello di glicemia nel sangue e nella riduzione dell’ipertensione.

La cannella è inoltre ricca di vitamina C, E, K, sali minerali tra i quali magnesio, calcio, ferro, potassio, fosforo, selenio e zinco.

La cannella Altromercato nel nostro shop

Nel cuore del distretto di Kandy, nello Sri Lanka, si trovano immense piantagioni di cannella nelle quali il tempo si è fermato.
Intere famiglie si occupano con dedizione alla raccolta dei rami nel corso della stagione umida, per poi procedere alla rimozione della corteccia non utilizzabile ed all’essiccazione ed arrotolamento dei bastoncini chiamati cannelle.

Le varietà di cannella sul mercato vengono distinte tra loro sulla base di caratteristiche quali qualità, colore e finezza con codifiche che vanno da C1 a C5.
La cannella Altromercato si fregia dell’attribuzione C5, la più alta raggiungibile.

La cannella in vendita nel nostro shop è rigorosamente arrotolata a mano ed essiccata utilizzando metodi al 100% naturali. Viene inoltre macinata dalle donne di Podie, alle quali viene così concesso l’accesso ad una retribuzione equa del loro lavoro, aumentando le possibilità di riscatto sociale ed uguaglianza in un’area del mondo ancora troppo spesso vittima di sfruttamento.

I riutilizzi responsabili dei fondi del caffè

I riutilizzi responsabili dei fondi del caffè: piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza

A differenza di quanto si credeva in passato, non tutto ciò che si pensa essere uno scarto lo è davvero. Spesso ciò che viene considerato uno scarto può rivivere una seconda volta.
La conoscenza di quelle che possono essere le svariate possibilità di riutilizzo di un ingrediente anche dopo il suo principale utilizzo si traduce in una molteplicità di scelte responsabili.
I fondi di caffè, ovviamente, non sono esenti da questi piccoli gesti di responsabilità.

La scelta del giusto caffè prodotto senza lo sfruttamento di persone e territori abbinata al riuso consapevole dei suoi fondi possono costituire piccoli gesti dall’enorme importanza.

Utilizzare in fondi di caffè nel giardinaggio

Chi ha il pollice verde sappia che i fondi di caffè costituiscono una preziosa risorsa per le piante, in virtù delle sostanze nutritive che rendono questi scarti un ottimo concime naturale organico e pulito.
I fondi di caffè sono completamente biodegradabili e sono ricchi di elementi quali potassio, magnesio, calcio ed azoto in grado di arricchire in modo del tutto naturale il terriccio.

I fondi di caffè sono inoltre dei repellenti naturali che donano un prezioso supporto nell’allontanare lumache, vermi e formiche dalle piante senza dover tristemente ricorrere a sostanze chimiche e nocive.

L’utilizzo nel giardinaggio dei fondi di caffè è molto semplice: basta cospargerli nei vasi attorno alle piante o, se si utilizzassero in un orto, mischiandoli al terriccio.

I fondi di caffè come alleati della bellezza

La pelle del viso può trarre giovamento da uno scrub esfoliante del tutto naturale a base di caffè.
Basterà mettere ad asciugare due cucchiaini di fondi di caffè ed amalgamarli ad altrettanti cucchiaini di olio d’oliva, zucchero di canne ed un cucchiaino di miele.

Così facendo si otterrà un composto dalla consistenza viscosa e delicatamente ruvida da applicare sulla pelle del viso. L’azione combinata dei granelli di zucchero e di caffè genereranno un effetto scrub per rivitalizzare la pelle del viso rendendo più sostenibili le semplici azioni con cui ci prendiamo cura della nostra bellezza.

Inoltre, una piccola quantità di fondi di caffè può essere utilizzata nel preparare l’henné in modo da donare un riflessante naturalmente scuro ai propri capelli.
I fondi di caffè possono anche essere utilizzati per massaggiare i piedi e ridurne le ruvidità.

Un valido aiuto nelle attività di casa

Può capitare che nel maneggiare alcuni alimenti, quali aglio o cipolle, si possano depositare odori persistenti e poco piacevoli sulle mani. Strofinare dei fondi di caffè sulle aree interessate e poi risciacquare con dell’acqua tiepida aiuta molto nell’eliminazione di questi cattivi odori.
Questo effetto si riscontra anche all’interno del frigorifero o dell’automobile: una ciotola riempita di fondi di caffè o un sacchettino creato con dei vecchi collant aiutano nell’assorbire gli eventuali odori in pochi giorni.

In presenza di sporco ostinato sulle superfici, comprese le pentole e le padelle, i fondi di caffè si dimostrano dei validi aiutanti. Le incrostazioni si rimuovono molto più facilmente se sulla spugnetta, oltre ad una goccia di sapone naturale, si aggiungono dei fondi di caffè.

Se nelle vostre case sono presenti mobili in legno scuro che presentano dei graffi, sappiate che mescolare dei residui di caffè con del caffè molto concentrato fa ottenere una pasta cremosa utilissima per sanare piccole imperfezioni estetiche.

Il prezzo del caffè

Per i produttori di caffè il sapore è sempre più amaro

Le ricerche degli ultimi anni hanno registrato un costo medio di circa 6,90 euro sostenuto dai consumatori italiani per una quantità di mezzo chilo di caffè.
Si tratta di una cifra notevole se rapportata al prezzo internazionale della materia prima che si attesta attorno ad un 1 dollaro per la stessa quantità.
È evidente l’enorme differenza tra il valore di mercato del caffè ed il suo stesso prezzo al dettaglio.

In anni recenti il settore della produzione di caffè ha subito una grave crisi tale per cui il prezzo della materia prima, già tendenzialmente basso, si è ulteriormente abbassato. Questa drastica riduzione ha reso e sta rendendo sempre più difficile la vita ai produttori di caffè che difficilmente riescono a guadagnarsi da vivere solo con i proventi dei loro raccolti.
Il prezzo del caffè, come quello di qualsiasi altro bene o servizio, è regolato dalle leggi di mercato della domanda e dell’offerta: tanto più vi è offerta tanto più il prezzo del caffè tenderà a scendere e viceversa.
L’offerta di chicchi di caffè è cresciuta molto e di conseguenza è calato il prezzo pagato ai produttori.
Questa tendenza è comune a diversi paesi, tra i quali si trovano Brasile, Vietnam, Colombia ed Honduras.

Nel mondo si contano più di 125 milioni di persone che fondano il proprio sostentamento sul caffè: l’80% del caffè mondiale proviene da 25 milioni di piccole aziende agricole.
Questa riduzione dei prezzi pagati ai produttori si traduce in insicurezza alimentare, aumento del livello di povertà e maggiori difficoltà nel coprire i costi di produzione e percepire una retribuzione dignitosa del proprio raccolto.

Nei paesi centramericani sta prendendo piede la tendenza ad abbandonare le coltivazioni di caffè per altre tipologie di materie più remunerative o addirittura ad emigrare verso il nord del continente.

Il divario tra prezzo di mercato e prezzo di vendita al dettaglio

È sotto gli occhi di tutti la crescita del prezzo dei pacchetti di caffè al dettaglio che si è registrata in Italia e negli altri paesi europei. Questo è avvenuto nonostante i coltivatori non abbiano visto mutare nella stessa misura le loro condizioni.
Bisognerebbe allora interrogarsi sulle motivazioni che portano ad un tale divario tra il costo al dettaglio di una tazzina di caffè ed il prezzo che distingue i chicchi di caffè sui mercati internazionali.

Jose Sette, direttore esecutivo dell’International Coffee Organisation (ICO), identifica quattro aspetti che influenzano il prezzo al dettaglio del caffè:

• Imposte;
• Margini di profitto applicati da catene e singoli bar;
• Margini di profitto applicati dal settore dedito alla tostatura;
• Variabili addizionali di marketing.

Se ne deduce che il costo dei chicchi di caffè costituisce un aspetto molto marginale nella definizione del prezzo sostenuto dal consumatore finale, sia che si tratti di caffè acquistato al supermercato o gustato al bancone del bar.
È chiaro che il prezzo di un caffè o di un cappuccino consumato al bar abbia al proprio interno una componente di affitto, costo del lavoro ed altri costi variabili che rendono il prezzo molto diverso da una città all’altra.

La situazione attuale è figlia di lunghi anni di oppressione esercitata dall’industria del caffè. Non a caso, il caffè è tra i prodotti più commercializzati al mondo, secondo solo al petrolio.
Il prezzo del caffè viene spartito tra grandi gruppi multinazionali che, così agendo, costringono i piccoli produttori a sottostare ai loro prezzi imposti pur di poter continuare a vendere i propri raccolti.
Il potere di contrattazione dei produttori è dunque pressoché nullo.
Un modello di questo tipo azzera il riconoscimento della qualità e non incentiva la motivazione allo sviluppo, portando le generazioni più giovani ad abbandonare le aziende di famiglia.
Sappiamo bene che la quota più importante del caffè commercializzato nel mondo proviene da piantagioni in cui si raccoglie ancora a mano ed il fenomeno di abbandono delle piantagioni è sempre più preoccupante.

I paesi consumatori hanno inconsapevolmente creato un business deleterio in cui si presta troppa poca attenzione alla qualità del prodotto o, meglio, non si è in grado di valutarla nel modo corretto. Questa insufficiente attenzione si riflette nel prezzo amaro del caffè che beviamo ogni giorno.

Piccoli cafeteros si sono organizzati per combattere contro le moderne grandi piantagioni che hanno invaso con i loro prodotti di scarsa qualità il mercato.
Proprio in Italia si trovano enti governativi a supporto delle loro azioni quali l’IAO, istituto agronomico d’oltremare, e l’IILA, organizzazione internazionale italo-latina, e varie realtà di collaborazione tra torrefattori e produttori di caffè che mettano al centro il giusto scambio commerciale.

Moringa: alla scoperta della delle sue mille proprietà

La moringa oleifera è la pianta più conosciuta all’interno della famiglia delle Moringacee, ampiamente utilizzata nella produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici ed integratori alimentari.
La moringa cresce diffusamente nelle zone equatoriali e tropicali del mondo e raggiunge altezze notevoli vicine ai 10 metri.

Questa pianta è conosciuta da molto tempo ed è comunemente definita albero dei miracoli, considerato il massiccio consumo che se ne registra nella medicina popolare indiana. È più probabile, però, che la definizione miracolosa della pianta sia attribuibile soprattutto alla capacità che dimostra di crescere in condizioni poco favorevoli, principalmente in terreni aridi e poveri con ph variabile.

Quali sono le proprietà della moringa

L’utilizzo della moringa in ambito alimentare e cosmetico è molto importante e negli ultimi anni ha registrato un incremento notevole.
Questo è dovuto alla ricca presenza di vitamine A, B1, B2, B3 e C, calcio, potassio, ferro, zinco, fosforo e magnesio nelle sue foglie.

La moringa si distingue per proprietà antiossidanti ed antiinfiammatorie poiché, grazie alla presenza di amminoacidi essenziali come i flavonoidi e l’acido ascorbico, combatte i radicali liberi e la normale degradazione cellulare dell’organismo.
Presenta inoltre proprietà antibatteriche ed antibiotiche, utili nel combattere la proliferazione di agenti patogeni alla base di problematiche quali funghi, candidosi e squilibri intestinali.
Essendo la moringa un elemento antiossidante, il suo consumo supporta inoltre la produzione dei neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrelina).

La presenza di acido clorogenico e di isotiocianati, principalmente nelle foglie e nei semi della pianta, è un’utile alleata nel controllo dei livelli di zucchero nel sangue rendendo la moringa una fonte naturale di protezione contro il diabete.

In ultimo, anche l’acne, la forfora, la gengivite e le punture di insetto possono essere combattute grazie alla moringa ed alle sue proprietà antimicotiche, antivirali ed antibatteriche.

Gli utilizzi della moringa

Nei paesi in cui è più presente la crescita della moringa, la pianta viene comunemente utilizzata nell’alimentazione.
Negli ultimi anni la moringa è stata definita superfood in grado di apportare benefici alla salute, grazie alla concentrazione di vitamine e sali minerali contenuti al suo interno.

Nel nostro paese non è possibile trovare moringa fresca e viene venduta principalmente come polvere di foglie essiccate o, soprattutto, all’interno di integratori alimentari.
Recentemente gli integratori alimentari a base di moringa hanno riscontrato un buon successo proprio grazie ai benefici attribuiti alla pianta. È quindi evidente che il consumo ragionevole di integratori, associato a buone norme di corretta alimentazione e stile di vita sano, possa giovare al benessere delle persone.

La moringa nel nostro shop

All’interno del nostro shop online potete trovare le compresse di moringa delle Filippine proveniente dal mercato equosolidale.
Ogni confezione contiene 60 compresse da assumere tre volte al giorno con un po’ di acqua.
Il consumo di compresse di moringa può rivelarsi particolarmente utile durante periodi di stress psicofisico e di intensa attività fisica.
In particolare, l’integratore risulta favorire:

• Il metabolismo dei lipidi
• La funzione digestiva
• La regolarità della sudorazione
• La circolazione sanguigna
• La fluidità delle secrezioni bronchiali

Non sono presenti allergeni.
L’utilizzo in gravidanza ed in allattamento va condiviso con il proprio medico curante.